“Una bottiglia di Lambrusco che spazza via i luoghi comuni sui vini facili”

un articolo di Paolo Massobrio

La Repubblica, 24 maggio 2022

La Cantina Puianello nel Reggiano nasce da un sistema di valori condivisi di cinque famiglie di vignaioli. Le linee guida? Vinificazione monovitigno in purezza per i più rappresentativi e riscoperta di vitigni autoctoni

C’è un motivo per cui sono andato a cercare i vini di questa realtà cooperativa. Anni fa mi trovai in cantina una bottiglia di Lambrusco di svariati anni, che aprii con l’intento di buttarne via il contenuto. E invece la sorpresa fu la fragranza assoluta di quel vino tanto da ricredermi sui luoghi comuni circa i cosiddetti vini facili. Ora questa cantina che nel corso dell’anno mi ha regalato altre sorprese è in realtà un concentrato di eccellenze.

 

Tutto nasce da un sistema di valori condivisi di cinque famiglie di vignaioli del luogo, fino all’adozione dei principi della sostenibilità ambientale e dei dettami del biologico. In mezzo, quasi un secolo di storia di viticoltura percorsa da questa vivace realtà che opera nelle dolci colline reggiane care alla duchessa Matilde di Canossa, che qui creò il suo potente feudo e sempre qui venne incoronata dall’imperatore Enrico V con il titolo di Vicaria Imperiale d’Italia.

Ora, le linee guida alle quali gli attuali 180 soci afferenti sono rimasti fedeli dal 1938 ai giorni nostri sono la vinificazione monovitigno in purezza per i vini più rappresentativi e la riscoperta di vitigni autoctoni quali la spergola, che trova il suo habitat ideale in questi terreni argillosi e ricchi di gesso, e alcune varietà di lambrusco assai identitarie, come il maestoso montericco – dal nome dell’omonima collina reggiana dove ne è consentita la coltivazione – quindi barghi, marani, accanto al maestri e al salamino.

Una piccola oasi felice, nel più ampio panorama vitivinicolo reggiano, sulla direttiva che da Scandiano sale verso Canossa, che ha il surplus di godere di un microclima privilegiato, ventilato e con una buona escursione termica, al riparo dai venti e dal freddo umido della pianura emiliana.

Dalla viticoltura espressa nei 220 ettari in carico ai soci, nei quali viene privilegiato il sistema di allevamento a controspalliera, con fili di contenimento vegetativo, abbinando il sistema di potatura a guyot, emerge il primo vino curato dall’enologo Alberto Grasselli: il Lambrusco Reggiano Contrada Borgoleto, ottenuto da diverse varietà di Lambrusco (salamino 30%, marani 30%, maestri 30%, ancellotta 10%): il mosto macera sulle bucce per non meno di 72 ore; durante la macerazione, rigorosamente a temperatura controllata, si arricchisce dei colori e dei profumi che rendono questo prodotto caratteristico.

Al naso infatti è vinoso, e poi senti piacevoli note di fungo e spezie. In bocca la fragranza si impatta con una bella tannicità e un’avvolgenza che offre una suggestione dolce. Bellissimo bicchiere!

Della stessa Doc, il Lambrusco Reggiano spumante biologico “L’Incontro”, dal vitigno barghi in purezza, coltivato da due soci nella zona pedecollinare dei comuni di Quattro Castella e Albinea.

Segue, rispetto agli altri, una macerazione più prolungata, e la lunga fermentazione sulle fecce fini di fermentazione primaria e anche di rifermentazione tendono ad ammorbidire la tipica spigolosità del vitigno.

Ha colore rosso impenetrabile con riflessi aranciati, al naso senti note quasi agrumate, in bocca è pieno, secco, e lascia sul palato una sensazione di pulizia.

La varietà di lambrusco Montericco è protagonista assoluto del Colli di Scandiano e Canossa Lambrusco Montericco “Amarcord”: qui si assiste a una vendemmia tardiva, poi fermentazione in vasche a temperature controllate, fino al raggiungimento dei 50 g\l di zucchero, consente la successiva presa di spuma con metodo Charmat.

Questa tecnica, detta monofermentazione, mantiene ed esalta le caratteristiche primarie del vitigno.

Ampio bouquet fruttato, note di miele e minerali, e poi secco e tannico al palato, ma con una freschezza davvero pregnante che prolunga la persistenza.

Ottimo. Stessa vinificazione per la versione rosata, che prende il nome di “Rosa Matilde”, che invece rivela note speziate e animali, tannini e acidità persistente.

Poi, abbiamo 3 metodi ancestrali non filtrati, tecnica che prevede la fermentazione Sur Lie, ovvero sui lieviti, senza sboccatura finale (ovvero senza eliminazione di lieviti): il Lambrusco Reggiano biologico “Ancestrale Rosso” dalle varietà Marani, Maestri, Salamino si vinifica con criomacerazione a 5°C per la conservazione degli aromi primari del vitigno.

ll mosto macera con le bucce per una notte a bassa temperatura senza far partire la fermentazione alcolica e altri tre giorni con innesto della fermentazione per estrarre colore e tannini grazie alla componente alcolica.

Quindi, affinamento finale in bottiglia per un anno. Senti la buccia di salame e una persistente tannicità.

Poi c’è il Colli di Scandiano e Canossa Spergola biologico “Ancestrale Bianco”, dal vitigno omonimo in purezza immediatamente inviato alla pressatura.

La prima fermentazione avviene intorno ai 15°C di temperatura; la presa di spuma avviene in bottiglia secondo la metodologia ancestrale dove i lieviti, una volta terminata la seconda fermentazione muoiono e si depositano sul fondo.

Ha colore oro torbido e note di limone, in bocca è diretto e chiude secco.

E infine, sempre da questa varietà, il Lambrusco dell’Emilia “Ancestrale Rosé”, che ha un’acidità un po’ scomposta.

Tuttavia la bontà e la versatilità del lavoro di questa cantina sociale la si tocca con mano anche con altri due vini top: il Pinot Spumante Brut Metodo Classico, che contempla un 15% di uve chardonnay.

Solo la primissima parte del mosto, immediatamente separato dalle vinacce, viene usata per preparare la base di questo spumante, quindi fermentato a temperatura controllata.

In primavera avviene la sua seconda fermentazione in bottiglia. Le bottiglie sono quindi posizionate in uno scantinato al fresco dove avviene la fase di riposo di circa 36 mesi.

Prima di essere messo in vendita, le bottiglie vengono posizionate in pupitre e girate manualmente per far sì che i lieviti raggiungano la posizione del tappo. Infine si effettua il “dégorgement”, altresì chiamata sboccatura, con l’aggiunta della “liquer de spedition”, molto rispettosa del vino di origine.

È un gran bel vino, senti la lavanda, la crema pasticcera, ma anche note di polvere da sparo. In bocca è fragrante e amaricante, la bolla è avvolgente (top).

E infine ecco il Colli di Scandiano e Canossa Spergola Spumante Brut “Puianello 1938”.

Il mosto viene immediatamente separato dalle vinacce così da non estrarne il colore; la fermentazione avviene in vasche a temperatura controllata, sviluppando i profumi tiolici e delicati tipici della spergola.

Dopo qualche mese di riposo il vino viene messo in autoclave dove, a bassissime temperature, avviene la rifermentazione con metodo charmat, rendendolo spumante.

Prima di essere venduto, il vino rimane in locali bui e freschi per un mese. Ha accentuate note animali, è ricco in bocca, acidità in fondo.